mercoledì 4 marzo 2015

Filosofia e metodo scientifico

Francesco Bacone (Londra, 1561-1626)
Bacone anticipa i progressi della scienza e della tecnica per la rivoluzione scientifica dell’età Moderna, partendo da una critica al sapere retorico-letterario del passato e in particolare alla logica deduttiva di Aristotele, proponendo la logica dell’induzione e usando lo strumento delle tavole. Il fine ultimo è scoprire la forma delle nature semplici.
Galileo Galilei (Pisa, 1564-1642)
Galilei ha inventato il metodo scientifico della fisica moderna che costituisce il progresso della conoscenza e il dominio della natura. Il metodo si basa sulla sensata esperienza (induzione) e sulla dimostrazione matematica (deduzione). L’esperienza fornisce gli aspetti quantitativi dei fenomeni (misurazione dei fenomeni), mentre la matematica stabilisce le relazioni tra i fenomeni (tempo, velocità, spazio, ecc.). Il metodo matematico riduce un problema complesso in una serie di questioni semplici. Col metodo scientifico l’uomo riesce a spiegare i fenomeni e quindi a prevedere e a prevenire quelli futuri.
Cartesio (La Haye in Touraine, 1596-1650)
Cartesio non cerca la verità, ma il metodo per giungere a conoscerla. Egli propone un criterio per conoscere la verità libero dai pregiudizi e dagli errori. Cartesio mette in discussione i pregiudizi dell’infanzia, riconosce un metodo efficace nella matematica e nella geometria ed estende questo metodo a tutte le altre scienze. Il metodo si basa sull’evidenza, scatenata dal dubbio, da cui sfugge soltanto il “cogito ergo sum”, penso quindi esisto (evidenza che il metodo cercava).

martedì 3 marzo 2015

Il territorio veneto dall'epoca romana al Medioevo


La struttura fisica del territorio Veneto.
Il territorio del Veneto è costituito da tre zone morfologicamente omogenee: la zona alpina, la fascia pedemontana e la pianura. I fiumi scendendo lungo le valli montane, attraversano la zona pedemontana e all'incontro con la pianura si ramificano in vari corsi. L'acqua di falda sotterranea quando incontra gli strati impermeabili riaffiora dando vita alle risorgive che formano una linea parallela alla fascia pedemontana. A nord di tale allineamento la pianura compresa tra i corsi d'acqua è arida e sassosa, mentre a sud i fiumi scorrono su depositi alluvionali e quando non sono incanalati creano zone acquitrinose. Tale zona prima delle bonifiche del XVI sec. erano paludose.
L'intervento dei romani nel territorio Veneto.
Sulle pianure paludose, alcuni secoli prima di Cristo, avvenne la romanizzazione del territorio Veneto con la costruzione delle prime strade romane. Il sistema viario si sviluppò con un orientamento orizzontale e pedemontano incentrato sulla via Postumia, la quale, partendo da Genova e passando per Piacenza, Cremona, Verona, Treviso e Oderzo, giunse ad Aquileia (148 a.C.). Tra il 132 e il 131 a.C. si sviluppò il tracciato rivierasco della via Popilia-Annia. Contemporaneamente venne realizzata la strada da Altino a Oderzo e la via Aurelia tra Padova e Asolo nel 75 a.C. In direzione nord-sud si sviluppò la via Claudia Augusta lungo le valli fluviali. Sotto Augusto, tra l'8 e il 6 a.C., in seguito alla suddivisione dell'Italia in "regiones", fu costituita la "X regio Venetia e Histria" che comprendeva Istria, Friuli Venezia Giulia, Venezia Euganea, Venezia Tridentina e Lombardia Orientale. In questo periodo la rete viaria fu connessa con i porti di Chioggia, Porto Medoacus, Altino, Porto del Livenza, Caorle, Grado e Aquileia. Si svilupparono anche altri centri urbani di origine diversa, come Adria, Este e Feltre, e grossi borghi, come Belluno, Oderzo, Treviso, Vicenza, Verona e Padova (la maggiore per i commerci e per la lana).
La centuriazione romana.
La romanizzazione del territorio veneto fu conclusa nel 49 a.C. con la centuriazione, tramite la quale le terre vennero distribuite ai legionari. Le terre da assegnare ai coloni furono delimitate mediante un regolare tracciato di linee parallele e perpendicolari tra loro (cardi e decumani) prevalentemente lungo le vie Postumia e Annia. Dopo la lottizzazione del suolo il territorio venne disboscato e si diffusero le opere idrauliche per la bonifica e la prevenzione degli impaludimenti.
Il territorio veneto nel Medioevo.
Dal V al X sec d.C. il Veneto subì le invasioni barbariche. Le terre coltivate si ridussero sempre di più, mentre i boschi e le paludi si espansero scatenando un forte degrado dell'ambiente, favorito anche dall'abbandono delle campagne da parte degli agricoltori, dovuto al calo demografico. Il territorio regredì alla situazione dell'epoca preromana e nella X regio avvenne la separazione dell'Istria da Venezia e in quest'ultima dell'ambito lagunare dalla terraferma. Nell'alto Medioevo solo le colline e le vallate prealpine furono popolate e coltivate, grazie alla sicurezza che offrivano in caso di invasioni barbariche o di rischi idraulici. In queste zone si diffuse il "borgo" e si costruirono i "castelli", mentre in pianura tra i boschi e le paludi si diffuse il "castro". La zona meno densamente popolata fu quella lagunare da Caorle al delta del po', costituita da terre basse molto paludose.